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La rete di Ong “LINK 2007 ” ha diffuso un approfondito documento in occasione del Workshop internazionale “Integrare la migrazione nello sviluppo”, nel quadro di presidenza italiana dell’Ue (OIM e MAECI, Farnesina, Roma 2-3 ottobre). Il documento, curato da INTERSOS , mette in evidenza da un lato i differenti interessi degli Stati e dei migranti e dall’altro le opportunità che potrebbero derivarne per entrambi. La via indicata è duplice: quella di una coerente e lungimirante gestione dei flussi migratori, basata su diritti umani, dignità della persona, integrazione, e quella di rapporti di cooperazione tra i territori legati dal flusso migratorio, qui e lì, per un co-sviluppo ad interesse e beneficio reciproco. Il testo, in italiano e inglese, parte dai fattori che causano le migrazioni, in particolare le disuguaglianze, la povertà, l’incremento demografico, il crescente bisogno di opportunità di lavoro, le calamità causate dai cambiamenti climatici, le guerre e le persecuzioni, il desiderio delle nuove generazioni di muoversi per cercare nuove opportunità. I documenti in italiano ed in inglesi sono scaricabili anche dalla sezione SALA STAMPA
Roma, 3 dicembre 2014: La nuova Legge 11 agosto 2014 n.125, Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo, riconosce “soggetti del sistema della cooperazione allo sviluppo italiana” non solo le amministrazioni e gli enti pubblici e le organizzazioni senza finalità di lucro della società civile ma anche, e per la prima volta, i soggetti privati con finalità di lucro. Viene cioè riconosciuta la potenzialità del settore privato di generare crescita e sviluppo inclusivo e sostenibile nei paesi partner, sia investendo risorse proprie, sia in partenariato con governi, ong, organizzazioni internazionali, in attuazione delle finalità della legge. Si tratta di un’innovazione importante, in una legge che “mira a promuovere relazioni solidali e paritarie tra i popoli fondate sui principi di interdipendenza e partenariato”, riconosce “la centralità della persona umana, nella sua dimensione individuale e comunitaria” e persegue, tra gli altri, gli obiettivi fondamentali volti a sradicare la povertà e ridurre le disuguaglianze, migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, tutelare e affermare i diritti umani, la dignità dell’individuo, l’uguaglianza di genere, le pari opportunità e i principi di democrazia e dello Stato di diritto” (art.1). Le finalità e i principi, con i relativi impegni e vincoli, che fino agli anni passati sono stati patrimonio dei soggetti pubblici e dei soggetti non profit della società civile, sono proposti, nel nuovo contesto delle relazioni internazionali, al settore privato profit. Anche le più recenti evoluzioni normative a livello internazionale, nel riconoscere il ruolo fondamentale del settore privato, richiamano la necessità di associare globalizzazione con sostenibilità e principi etici. Sempre e ovunque: ma in particolare quando si opera nell’ambito della cooperazione allo sviluppo in paesi con gradi di povertà talvolta elevati. La Commissione Europea, nella Comunicazione del 13.5.2014 intitolata “Un ruolo più incisivo del settore privato nella crescita inclusiva e sostenibile dei paesi in via di sviluppo”, prevede quanto segue: le imprese private che beneficiano del sostegno [della Commissione] devono dimostrare di agire conformemente alle norme ambientali, sociali e fiscali, nel rispetto dei diritti umani e delle popolazioni indigene, del lavoro dignitoso, del buon governo societario e delle specifiche norme settoriali. Per il documento integrale, cliccare sul titolo o nella Sezione Sala Stampa
MEDITERRANEO: FUTURI IN COMUNE: Sul sito di LINK2007, all’indirizzo www.link2007.org/Mediterraneo_workshop, sono online i video dell’evento “Mediterraneo: futuri in comune”, organizzato da Link2007 nell’ambito del progetto “More and Better Europe” promosso da Concord Italia, lo scorso 18 novembre. Nove tra i panelist dell’evento hanno rilasciato una video intervista, per contribuire alla riflessione con una serie di spunti che vanno dalle relazioni arabo-europee alla creazione di spazi per la società civile; dal ruolo dei giovani a quello di istituzioni come la Cooperazione Italiana e l’Unione Europea; dall’esperienze di attivisti in Siria al racconto mediatico affidato ai giornalisti. Tra gli intervistati il Ministro Giampaolo Cantini, Direttore Generale della Cooperazione Italiana allo Sviluppo; Omar Hallj, coordinatore dell'iniziativa per la Siria promossa dal "Common Space Initiative in Beirut"; Ziad Abdel Samad, direttore esecutivo dell'ANND, il network delle ong arabe per lo sviluppo, Mouloud Sahli, presidente dell'associazione Etoile Culturelle d'Akbou; Paolo Comoglio, Direttore Generale di COSV e in rappresentanza di LINK2007 per questo evento; Bianca Baumler, Outreach and Knowledge Management Officer della European Endowment for Democracy; Eva Ziedan, archeologa siriana; Lucia Goracci, giornalista e inviata per temi internazionali e Lorenzo Trombetta, giornalista ed esperto di Medio Oriente contemporaneo. Ricordiamo i temi trattati al centro del workshop: Società frammentate da politiche di identità, l’esigenza di costruire ponti tra le società civili sulle sponde nord e sud del Mediterraneo, uscire da una lettura semplicistica dei ruoli e leggere la regione nella complessità degli stakeholder presenti. All'evento hanno partecipato ricordiamo esponenti delle società civili italiana, siriana, algerina, libanese e saharawi, istituzioni, università, centri di ricerca e media hanno partecipato al dibattito confrontandosi su modelli di welfare, spazi di partecipazione delle società civili e ruolo dei media nel creare inclusione e vicinanza tra le due sponde del Mediterraneo. Dal workshop è emersa la complessità delle tematiche che coinvolgono la regione nella ricerca di una soluzione che, partendo da esigenze diverse, non può che essere comune. Le necessità di rafforzare gli spazi di partecipazione per le organizzazioni della società civile, di trovare una formula che consenta di superare i conflitti, di creare spazi reali di inclusione e negoziazione sono emerse dal dibattito come imprescindibili per la costruzione di futuri comuni. L’aiuto deve uscire dagli schemi fissi ed essere messo al centro dell’attenzione, incoraggiando la partecipazione congiunta di società civili, istituzioni e decision maker delle due sponde del Mediterraneo. Il workshop “Mediterraneo: futuri in comune” è il primo appuntamento di un percorso, che mira a costruire strategie e policy condivise. Il sito sarà il punto di riferimento per tutta la documentazione inerente l’iniziativa, tra cui gli atti del convegno che verranno pubblicati a breve.
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