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Ancora una volta piangiamo la morte di vittime innocenti a causa della ferocia terrorista. Tra le vittime di Dacca ci sono anche nove italiani; tra loro imprenditori, volontari, donne e uomini che hanno contribuito allo sviluppo del Bangladesh, dell’Italia e di altri paesi, a creare lavoro, reddito, opportunità. Alle loro famiglie e a quelle delle vittime degli altri paesi va la nostra infinita solidarietà. Dolore, sdegno, condanna sono le sole parole sensate di fronte a tanto orrore. Siamo con Papa Francesco quando afferma che questa violenza insensata offende gli uomini e Dio. Tutte e tutti, senza distinzioni, cristiani, musulmani, ebrei, atei, non possiamo non avvertire la minaccia che viene da chi vuole distruggere i valori della tolleranza e della coesistenza, annientare processi di sviluppo e di integrazione, uccidere innocenti. E tutte e tutti, senza distinzioni, dobbiamo fare sentire forte la nostra voce, moltiplicare gli sforzi per contrastare questo disegno. Lo dobbiamo a noi, ai nostri giovani, alla memoria delle vittime. L’Europa non è la sola soluzione ai drammi del mondo contemporaneo ma una cosa è certa: senza Europa la soluzione è più difficile. Serve più Europa, più coesa, più unita, più solidale, più aperta al dialogo con la società civile, meno distante dai cittadini, più incisiva e coesa nella sua politica estera.
(LINK 2007, 21 giugno 2016). Un articolato documento di LINK 2007 dal titolo “L’UE e i nuovi partenariati in tema di migrazioni: opportunità o mutazione genetica?” ripercorre, con commenti critici e propositivi, la proposta europea sui compacts migratori. I capi di Sato e di Governo ne discuteranno la prossima settimana a Bruxelles. LINK 2007 suggerisce modifiche nella concezione e nei provvedimenti individuati, ritenendo che così com’è la proposta dei compacts è destinata al fallimento.
La comunicazione della Commissione europea presentata al Parlamento di Strasburgo il 7 giugno scorso esplicita in 17 pagine il piano europeo per “un nuovo partenariato con i paesi terzi in tema di migrazioni”. L’Unione europea era entrata in un vicolo cieco con il fallimento della ricollocazione di 40 mila rifugiati da Italia e Grecia negli altri stati membri e con la decisione di alcuni paesi di chiudere le frontiere interne sospendendo unilateralmente la convenzione di Shengen, uno dei pilastri dell’Unione, e costruendo barriere e muri. Anche il costoso e controverso accordo con la Turchia per il mantenimento sul proprio territorio dei rifugiati in fuga dalla Siria e gli altri paesi dell’area sta presentando limiti e difficoltà oltre a molte contraddizioni sul “pieno rispetto dei diritti umani e della dignità delle persone” continuamente enunciato nei documenti europei e ripreso nella comunicazione…
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