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Le ONG, e tra queste quelle che fanno parte Link2007, da sempre impegnate sul fronte dell’affermazione e della salvaguardia dei diritti e della dignità umana, delle libertà e della pace, soprattutto in quelle aree del mondo in cui povertà e ingiustizia trovano forte radicamento, sono oggi, e in modo sempre più pressante e urgente, interrogate da eventi complessi quanto drammatici e che, proprio per questo, richiedono un pensiero “forte”, una riflessione adeguata, delle risposte persuasive.
Risposte cioè in grado di proporre opzioni alternative ad un “pensiero” che sembra  “unico” e che pare dominare gli ambiti dell’economia, della politica, della cultura.
Inoltre siamo ormai da tempo abituati a pensare, a leggere, a interpretare tutto ciò che oggi accade nel mondo con categorie consolidate ma che la storia recente ha fatalmente invecchiato; con deboli parametri; con prospettive riconducibili a visioni del mondo che sentiamo inadeguate e soprattutto incapaci di decifrare le dinamiche che muovono il nostro tempo.
La storia mondiale ha cambiato faccia. Ha subito una accelerazione senza precedenti tanto che i sistemi interpretativi, architettati secondo i criteri suggeriti dal “secolo delle grandi ideologie” si sono rivelati via via obsoleti e inutilizzabili. Una storia che ha colto tutti impreparati e che si è imposta con la violenza del terrorismo; di un nuovo tipo di guerra; dell’incontro, del confronto e talvolta dello scontro tra mondi diversi, e culture.
Troppo spesso impegnate a inseguire e arginare gli eventi drammatici prodotti dalla storia o dalla natura; forzate a rivendicare di volta in volta legittimità politica e identità, le ONG hanno trovato e trovano sul terreno dell’approfondimento, della riflessione, dell’analisi e della visibilità un ostacolo strutturale che impedisce loro di proporsi come “luogo pubblico” di produzione di un “pensiero originale”; come spazio di confronto aperto sui grandi temi che investono oggi l’umanità e il cui esito segnerà il futuro del mondo; come esperienze, come “ponti” insostituibili per mantenere possibilità di incontro, di dialogo, di cooperazione. 
Pensiamo che questo ostacolo derivi anche dalla mancanza di questo “luogo”, di questo spazio entro cui, a partire dalle nostre identità, produrre e sviluppare idee coerenti e organizzate; una visione del mondo e un sistema di valori e riferimenti nel quale poter inquadrare temi che di volta in volta si propongono nell’attualità, nei fatti, negli eventi politici, sociali ed economici globali.
E’ la mancanza di un tale luogo che non facilita la necessaria riflessione, e che quindi rende difficoltosa anche la produzione di idee che sappiano confrontarsi e dialogare?
E’ la mancanza di risorse, di strategie, di “politica” che rende tanto difficile la crescita di una forte cultura della cooperazione e della solidarietà?
Noi pensiamo di sì.
Tuttavia nel mondo delle ONG, si avverte con sempre maggiore forza la necessità e l’urgenza di poter partecipare puntualmente e con originalità ai grandi dibattiti sulle questioni che ci investono ormai globalmente, con una voce autonoma, con un pensiero forte e non obbligato ad una riflessione costretta dalle emergenze: dai temi legati allo sviluppo e al futuro della cooperazione, alla necessità impellente di sapersi confrontare e misurare con realtà locali, Paesi e aree  in continua evoluzione e cambiamento; dalla necessità di una seria analisi e valutazione delle risorse umane della cooperazione di fronte alle nuove, drammatiche sfide della povertà; all’urgenza di una rinnovata politica di cooperazione e di un nuovo modello istituzionale e organizzativo; dall’analisi su vecchi e nuovi attori della cooperazione, al bisogno di concentrare sforzi, progettualità e sinergie verso aree geografiche ormai diventate strategiche (si pensi per esempio al Mediterraneo: spazio geografico, ma anche simbolico, di confine, ma pure un luogo di incontro e di scambio di linguaggi e culture diverse: una porta aperta verso l’Africa e l’Oriente). 

La sfida e il rischio che il Link2007 ha accettato, riguarda proprio la creazione di questo “luogo”: un processo da costruire aggregando nuovi partner, proponendo collaborazioni, componendo i reciproci interessi e le diverse specificità per confrontare conoscenze ed esperienze, per condividerne le responsabilità.
Questo “luogo” dovrà essere quindi, e prima di tutto, lo spazio dello scambio di bisogni, pratiche e riflessioni. Un luogo che per la prima volta, ricollochi l’esperienza della cooperazione italiana e delle ONG in un ambito politico e culturale di primo piano quali interlocutori essenziali nei processi storici, politici e sociali dei nostri giorni e del nostro Paese.