La sfida della fame

INDICE GLOBALE 2008

L’Indice Globale della fame è giunto alla sua terza edizione. Questa è la prima traduzione italiana, a cura di Link 2007.
Realizzato da tre organizzazioni leader nello studio delle problematiche della sicurezza alimentare l’International Food Policy Research Institute (IFPRI) di Washington, l’ONG tedesca Welthungerhilfe e l’ONG irlandese Concern Worldwide, l’indice misura la fame globale combinando tre diversi indicatori: la percentuale di bambini malnutriti, il tasso di mortalità infantile e la percentuale di popolazione che non ha accesso ad una quantità adeguata di calorie.
Dal momento che le fonti dell’Indice Globale 2008 sono costituite dai dati del 2006 e degli anni precedenti, l’Indice non tiene conto del drammatico incremento dei prezzi dei prodotti alimentari (riso, frumento, mais, etc.) registrato nel 2007 e nel 2008. Tuttavia permette di individuare con chiarezza quali Paesi sono più esposti alle conseguenze della crisi alimentare. Tali Paesi, che occupano le posizioni peggiori nell’Indice, sono importatori di cereali ed è altamente probabile che soffriranno anche in futuro delle conseguenze della crisi del 2007-2008, se non saranno adottate politiche adeguate per sconfiggere la fame nel corso del 2009.
La crisi economica e finanziaria, mostratasi in tutta la sua potenza nella seconda metà del 2008, ha provocato prima il rallentamento della crescita dei prezzi dei cereali, poi il loro calo, tuttavia siamo ancora ben lontani dai prezzi di alcuni anni or sono. Diversi paesi devono abituarsi a convivere con prezzi dei beni alimentari ben superiori a quelli riscontrati all’inizio del secolo. Non è difficile immaginare le conseguenze per gli ampi strati di popolazione priva di risorse economiche sufficienti per potersi alimentare in modo adeguato. La fame rimane quindi un problema mondiale lontano dall’essere risolto.
La crescita della popolazione mondiale, la concorrenza posta dai biocarburanti, l’utilizzo di conoscenze e tecnologie arretrate, le conseguenze del cambiamento climatico, l’urbanizzazione, le speculazioni commerciali sono solo alcuni dei fattori che contribuiscono a perpetuare la fame. Dietro di loro si nasconde un fattore altrettanto complesso e ben poco analizzato, che il rapporto proposto alla opinione pubblica italiana individua. Negli ultimi dieci anni gli investimenti in agricoltura sono andati calando, gli stessi programmi di cooperazione allo sviluppo hanno trascurato per un lungo periodo le aree rurali. La lotta alla fame sembra andar di pari passo con il sostegno alle aree rurali.
L’Indice Globale della Fame 2008 viene proposto ora in traduzione italiana perché il 2009 sarà un anno importante per invertire la tendenza a trascurare l’agricoltura come fattore di crescita. L’Italia, per la sua parte in quanto Paese ospite del G8, ed in misura certamente maggiore la Food and Agriculture Organization (FAO) delle Nazioni Unite, il World Food Programme (WFP) delle Nazioni Unite, l’International Fund for Agricultural Development (IFAD) e l’Unione Europea, in quanto donatori fortemente impegnati nelle politiche di mitigazione delle conseguenze della fame e nella promozione di uno sviluppo equo a partire dal mondo agricolo, devono mostrare che la politica di cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario, uniti ad altre azioni strutturali, possono contribuire a ridurre il numero di persone che soffrono la fame.

Il Dossier La sfida della fame